Tradizione ed innovazione: Cardatura e Garzatura

capo garzato con tessuto a quadretti neri e bianchi

Come le antiche tecniche di lavorazione della lana sono ancora attuali.

“Fare le cose per bene” era il motto dei giorni antichi. Oggi l’industria tessile ha trovato il modo di fare bene e meglio. Grazie a innovativi macchinari che hanno reso più agili e precise, le antiche tradizioni. È il caso della cardatura e della garzatura dei tessuti.

Cardare significa proprio districare, pulire la lana o un’altra fibra tessile passandola negli scardassi (lo scardasso è uno strumento composto da un piccolo supporto di legno su cui sono fissati denti di ferro uncinati, era utilizzato per raffinare e pettinare a mano la lana dei materassi) o nelle carde meccaniche (macchina che ha un tamburo rotante rivestito di punte, cioè gli scardassi).
Questo processo è precedente alla filatura della lana, perché serve a pulirla, la prepara prima che diventi la materia prima raffinata come tutti la conosciamo. E prima ancora della cardatura, la lana deve essere battuta, per eliminare le impurità più grosse.

COME NASCE LA CARDATURA?

Non è un caso che la parola cardatura richiami alla mente il cardo, perché proprio da questa pianta, nasce questo tipo di lavorazione. Anticamente le infiorescenze seccate del cardo dei lanaioli (un tipo di cardo) sono coperte di aculei e venivano usate proprio per questo lavoro.
Quindi prima della rivoluzione industriale la cardatura era fatta a mano, con macchinari efficaci ma artigianali. La prima cardatrice meccanica a cilindri fu costruita da Paul Lewis nel 1760, e oggi macchine all’avanguardia svolgono questo processo. Macchine che hanno reso possibile la filatura, infatti con i metodi tradizionali le fibre della lana tendevano a rompersi e la cardatura veniva utilizzata solo per pulire la lana dei materassi, non era prevista una pulizia delle fibre per essere poi filate.

Con l’industrializzazione questo processo si è evoluto, e oggi si compone di 3 fasi:

  • Scardassatura, assottigliamento della massa di fibre e parziale raddrizzamento. Le fibre devono infatti essere allineate per poter essere tessute.
  • Stiro, questo ulteriore passaggio delle fibre tra rulli che girando ad alta velocità, consente di assottigliare e dare maggiore omogeneità alla lana, ne facilita la sua futura lavorazione
  • Pettinatura, in questa fase finale si selezionano solo le fibre giuste per la tessitura. Messe in parallelo vengono scartate le più corte e selezionate le più lunghe

Come risultato della cardatura, le fibre selezionate vengono raccolte nel cosiddetto stoppino tessile, ora sono pronte per essere filate.

LA GARZATURA AUMENTA LA QUALITÀ

Se pensiamo alla lana, la associamo a una sensazione di calore, ma non sempre di morbidezza. A volte passando una mano su un tessuto lanoso ne avvertiamo la ruvidezza: ecco perché è importante un giusto processo di garzatura. La garzatura fa parte del processo di miglioramento dei tessuti: consiste nel sollevare le fibre dei fili di un tessuto, per renderlo più morbido e soffice.

E torniamo al cardo, poiché un tempo la natura forniva strumenti a disposizione di tutti. In questa epoca passata, la garzatura veniva effettuata con i fiori secchi del cardo dei lanaioli. L’alternativa al cardo, era l’utilizzo della pelle di porcospino, dato che è irta di aculei. Come si faceva? Nel caso dei fiori del cardo, che sono ricchi di spine, venivano colti secchi e uniti in un mazzetto a formare una sorta di spazzola. Questo strumento veniva strusciato sulla superficie della stoffa per sollevarne le fibre.

Ancora oggi i cardi vegetali sono utilizzati per la lavorazione di fibre pregiate, come ad esempio il cashmere. Oggi questa lavorazione è fatta generalmente tramite macchinari composti da una botte rotante, su cui sono posti cilindri garzatori, ricoperti di aculei metallici a direzione alternata.

La garzatura ha anche un’importante funzione termica per i tessuti: aumenta la quantità di aria trattenuta dal tessuto, migliorando così le sue proprietà di isolamento.

Tradizione e innovazione: l’industria tessile di oggi usa ancora gli strumenti del passato, migliorandoli dove possibile, ma soprattutto imparando dalle tecniche antiche. Perché per “fare le cose bene”, servono anni di applicazione e sperimentazione. In una parola, è necessario attingere alla tradizione.

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